Da inizio anno prosegue l’escalation di gatti morti sul territorio quartese, investimenti, avvelenamenti e torture gratuite sono divenuti quotidianità.
I dati registrati dai tanti volontari rappresentano un quadro inquietante, nonostante la cura ed il sostentamento delle colonie.
Le proporzioni iniziano ad essere preoccupanti, non si tratta di fatalità, ma di decessi dovuti ad incuranza degli automobilisti, ad una assenza di coscienza civica e a numerosi casi di sadismo.
Siamo al cospetto di azioni punitive che nulla hanno a che fare con essere o meno amanti degli animali e tale situazione non può non essere vagliata dall’amministrazione e dall’assessore al randagismo.
I volontari in quanti tali, sopperiscono nei limiti delle proprie possibilità alle segnalazioni continue da parte dei cittadini, accollandosi problematiche e trovando soluzioni laddove possibili.
Sarebbe opportuna una presa di posizione delle istituzioni, acquisendo contezza dei fatti da coloro che vivono le criticità del territorio.
Campagne di sensibilizzazione, di informazione e controlli serrati sembrano essere l’unica risposta possibile per arginare il fenomeno.
La tutela degli animali e’ sinonimo di civiltà di una comunità che non può permettersi di delegare ai singoli volontari l’intera gestione dei randagi.
Ricordiamo che nella fattispecie i gatti sono animali stanziali tutelati dalla legge e che spesso e volentieri subiscono maltrattamenti solo per il fatto di esistere.
Siamo ancora distanti dai paesi “cat-friendly” come Francia, Spagna e Germania che gestiscono in modo impeccabile attraverso i comuni il TNR (trap-Neuter-Return) cattura, sterilizzazione e rilascio che in Italia è delegato principalmente alle associazioni.
Senza una consapevolezza ed applicazione delle leggi vigenti seppur limitate rimarremo ai margini di una convivenza civile.