
La politica non è più di interesse pubblico, questo è quanto traspare dai commenti di tanti cittadini. Cosa o chi ha provocato questo scollamento tra amministrazioni e comunità. La storia insegna e ci ricorda che sino a qualche decade fa, la partecipazione alle vicissitudini dei territori, rappresentavano una priorità, un senso civico e di appartenenza. Le tematiche venivano discusse ed affrontate nelle “famose” sezioni di partito, dove la base aveva una valenza politica tale da indirizzare le linee politiche. Erano un luogo di incontri e a volte scontri verbali, un perfetto meltin pot di società. Operai, disoccupati e professionisti possedevano la medesima dignità, e libertà di espressione.

Qualcosa di inusuale si intravedeva all’orizzonte, figure e personaggi irrompevano sulla scena, rompendo di fatto il “patto sociale” e la partecipazione democratica, lottizzando a colpi di tessere le segreterie e allontanando di fatto gli elementi di disturbo. Da allora ad una velocità senza eguali, la politica assume una dimensione ad personam ed oligarchica tale da cancellare con un colpo di spugna, anni di battaglie a tutela dei diritti di tutti. Il politico non rappresenta più un esponente della società civile, bensì una “scelta” di sponsor e lobby. Il contraddittorio diviene anacronistico, la competenza superflua e il consenso una ossessione.

Il vis a’ vis viene rimpiazzato da una costante e a volte stucchevole presenza social. Si è vittime di una perenne campagna elettorale che non lascia spazio a nessun altro che non sia parte dell’ ingranaggio ben oliato del compiacimento. l’ordinario diviene straordinario, spot ed iniziative al limite della decenza, sperperano danaro pubblico.

Le vittime di questo sistema di illegalità morale, sono i cittadini, privati della dignità, dei servizi essenziali e della partecipazione. Il progresso così inteso non è altro che una forma di regresso sociale.




































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