Politica: Vannacci lascia la Lega e fonda Futuro Nazionale.

Lo strappo era nell’aria, per un uomo abituato al comando e per le diversità di vedute su immigrazione e politica estera.

E così dopo una parentesi nel carroccio, inizia il percorso solitario del Generale Vannacci. La leadership era solo una questione temporanea, 500.000 mila voti di preferenze, europarlamentare, il “Mondo al contrario” per crearsi una visibilità ed esternare le proprie idee senza filtri.

Matteo Salvini non la prende benissimo, tirando in ballo onore, disciplina e lealtà, ma ciò che intimamente teme è la ripercussione in termini di consensi che Vannacci possa sottrarre alla Lega e al centrodestra.

L’addio non è stato di quelli da pacca sulla spalla, tutt’altro toni accesi tra i due che sembrano essere solo alla prima puntata di una querelle che avrà ulteriori strascichi.

Vannacci tira dritto per la sua strada “inseguo un sogno e vado lontano, il mio impegno è per cambiare l’Italia”.

Non risparmiando stoccate ai suoi ex alleati “continuerò a combattere per la patria, stando lontano da impicci, compromessi e inciuci”.

Una chiara accusa al modus operandi della Lega, che cerca di minimizzarne l’uscita tacciandolo per un elemento esterno ai propri valori.

I sondaggi appresa la notizia si sono sguinzagliati alla ricerca di dati e consensi per una eventuale partecipazione alle prossime elezioni attestando Futuro Nazionale al 3%.

Il Generale Vannacci ha spesso destato perplessità per dichiarazioni su temi quali l’omosessualità, il concetto di famiglia e sugli italiani naturalizzati ma il suo modo di essere divisivo in questo momento storico sembra possedere un appeal tra gli elettori.

La partita è appena iniziata, la sensazione è che lo scenario politico nel centrodestra possa accusare il colpo e provocare cambiamenti.

Ogni scenario futuro è possibile, sempre più nella direzione della polarizzazione tra sinistra e destra, infiammando maggiormente il dibattito pubblico.

Di certo la discesa in campo solitaria di Vannacci dimostra la sua incompatibilità con le politiche dell’attuale Governo.

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