
A poco più di una settimana dal voto per il rinnovo del Consiglio della Regione Campania, i vincitori dichiarati sembrano essere gli appartenenti al partito dell’astensione, ovvero il 50% circa dei cittadini campani disaffezionati dalle vicende politiche che governeranno la Regione per i prossimi 5 anni.
La domanda da porsi sarebbe, quanto pesino i demeriti delle coalizioni e quanto la popolazione sia incapace di esercitare un proprio diritto.


Sta di fatto che per quanto possano valere i numeri, fondamentali per la corsa a Palazzo Santa Lucia, non possono passare inosservati i cori da stadio “chi non salta è comunista” regalando ai cittadini campani sceneggiate fuori luogo per una elezione di tale importanza, da esponenti del Governo nazionale.
Ciò che preoccupa sono le ricette per sollevare una Regione afflitta da mille problemi, ovvero un ritorno ad un ritornello trito e ritrito riguardante i condoni, l’aumento delle pensioni minime (alias abolizione legge Fornero) e occupazione, (si attende la promessa di un milione di posti di lavoro).
Ma siamo nel 2025 e non negli anni ‘90 e non si ha la percezione che queste politiche siano realmente connesse alla società ed ai tempi che corrono.
Qualcuno potrebbe dissentire in virtù del consenso del centrodestra e quindi addurre che gli italiani apprezzano le politiche adottate, ma non è in discussione la legittimità sancita democraticamente da libere elezioni, ma una visione di futuro diversa soprattutto nel Meridione, dove ogni settore deve faticare più del dovuto per emergere, dove i servizi per i cittadini latitano e i giovani vedono nell’ emigrazione non più nel settentrione bensì fuori dai confini nazionali l’unica possibilità di realizzazione professionale.

Il campo largo non è di certo scevro da incompatibilità politiche tra le varie anime, soprattutto considerando il plausibile avvicendamento a Governatore tra De Luca e Fico, che in questi ultimi anni hanno avuto idee se non diametralmente opposte di certo non affini al modo di intendere l’amministrare una Regione così complessa come quella campana.
Ed ecco la reale motivazione di sfiducia degli elettori, scegliere se essere governati assecondando una continuità delle politiche nazionali, restrittive, inique e divisive oppure dare fiducia ad una compagine che dovrebbe continuare nel solco di quanto prodotto dal Presidente uscente, con l’aggravante di una coalizione estremamente eterogenea su temi fondamentali quali l’acqua pubblica, il termovalorizzatore, trasporti e sanità.
La discriminante potrebbe essere la valutazione sull’autonomia differenziata che avrebbe acuito definitivamente le distanze tra due Italia, un settentrione produttivo e con maggiori fondi ed un meridione sempre più delegato ai margini.
Con tali premesse viene in soccorso al discorso un famoso libro di raccolte di 60 temi di bambini napoletani scritto nel 1990 dal Maestro Marcello D’Orta, “Io speriamo che me la cavo” e che insieme a quei piccoli alunni di una scuola elementare di Arzano, se la cavino anche tutti i cittadini campani.
Lascia un commento