Referendum: al rush finale, tra il fronte del sì, gli astensionisti e gli indecisi.

A pochi giorni dall’appuntamento alle urne, prosegue la marcia dei rappresentanti del sì, nonostante il quorum proibitivo. Gli ultimi sondaggi attestano la presenza alle urne al 40%, il che significherebbe da una parte, una crescita degli intenzionati a votare, dall’altra un gap enorme del 10% da colmare.

Dai territori la sensazione percepita è di una forte presenza rappresentata da Alleanza Verdi Sinistra e M5S, compatte a coinvolgere i cittadini alla partecipazione ed al sì ai cinque quesiti referendari.

Il PD, nonostante l’impegno profuso dalla segretaria Schlein, appare diviso al suo interno, come da storica consuetudine. Le amministrazioni ed i politici non mostrano la compattezza dovuta, tantomeno l’impegno necessario nel coinvolgere i cittadini e soprattutto gli indecisi. L’atteggiamento ambiguo di alcuni esponenti, mostrano inequivocabilmente la presenza nelle fila dei democratici dei fautori del Job Act.

Gli esponenti del Governo, coerentemente con la posizione assunta, invitano all’astensione, nonostante il referendum per antonomasia rappresenti la più alta espressione democratica di partecipazione. Ci sarebbe da chiedersi perché non accettare la sfida, invogliando il proprio elettorato alle urne. Unica voce fuori dal coro è rappresentata da Noi Moderati, decisi alla partecipazione al voto, rivendicando le motivazioni del no, preservando il valore referendario.

Azione ed Italia Viva, tra allontanamenti e riappacificazioni, non possono che parteggiare per il no, nel segno della visione comune sul mondo del lavoro. Eppure i dati ISTAT hanno completamente bocciato con dati inconfutabili il fallimento dell’ormai decennale provvedimento sulle politiche occupazionali. Resta da valutare un aspetto tutt’altro che secondario dei tanti cittadini disimpegnati e disaffezionati verso le dinamiche politiche, i quali rappresenterebbero numericamente un partito di maggioranza relativa del paese. Off the record gli esponenti politici sono consci del risultato, a meno di colpi di scena, il quorum è molto lontano dal realizzarsi. Non ci resta che attendere pochi giorni, per valutare se gli italiani, come il 02 giugno del 1946 parteciperanno ad un referendum che indirizzerà le politiche dei prossimi anni.

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