
In una società sempre più allo sbando, la politica continua a mietere dissensi. Con una alternanza di schieramenti senza identità, diviene terreno fertile per personaggi ambigui ed inadeguati, componenti di due categorie ben definite, da un lato i rappresentanti di interessi terzi, dall’altro i soggetti affetti da brame di potere compulsive ad personam. Ci sarebbe da chiedersi, come si è giunti ad un disinteresse generale ed una tale disaffezione dei cittadini per le dinamiche politiche ed amministrative dei territori. Innanzitutto lo svuotamento di contenuti e di partecipazione nei partiti, divenuti organismi oligarchici e gestiti dall’esterno, venendo meno ai principi dettati dai padri fondatori, relegando i cittadini ad una mera considerazione pre elettorale.

La comunicazione spot, affidata ai social, senza alcuna forma di contraddittorio, facendo credere che non esistano problemi o differenze tra gli interpreti ed i programmi politici pressoché sovrapponibili. Vale tutto ed il contrario di tutto, cambi di casacche, reati prescritti, esempi di impunità sociale. L’importante è distogliere l’attenzione dalla realtà con l’arte comunicativa della distrazione di massa, per assopire coscienze e dissensi.

L’apparenza figlia dei tempi, le maschere da indossare a seconda delle occasioni e le continue compiacenze per fini economici e di visibilità completano il progetto criminale di creare una popolazione di ignavi, prosciugati nel pensiero libero, propinando scorciatoie pur di raggiungere gli obiettivi, a discapito della collettività. Ed è proprio tra le persone comuni che si avverte la lacerazione sociale, il senso di abbandono e di solitudine, tra i più colpiti le nuove generazioni e gli anziani, penalizzati da politiche senza precedenti nell’era della pseudo democrazia. Inermi ed indifesi dinanzi allo sgretolarsi delle certezze e delle tutele che avevano ricostruito un paese dalle ceneri della guerra e del nazifascismo. Un pericoloso vento autoritario ultra nazionalista, sommato ad un capitalismo esasperato e ad una limitazione dei diritti umanitari completano un quadro di incertezza e di infausti presagi per il prossimo futuro. 56 conflitti mondiali, gerarchie economiche sempre più marcate, equilibri ambientali compromessi, precarietà e povertà dilagante, rappresentano il preludio ad un collasso sociale globale. Non esistono ricette miracolose, ma volontà politiche atte a costruire o meglio ripristinare i livelli minimi di civiltà, partendo inevitabilmente dal l’istruzione, dalla cultura, dal rispetto dei diritti, dai servizi essenziali e dalla valorizzazione del merito e delle peculiarità dei territori. I politici e gli amministratori e sono obbligati ad adottare azioni dalla portata collettiva, con priorità alla vivibilità e crescita delle nuove generazioni. La partecipazione pubblica dei cittadini diviene vitale, senza più delegare o demandare ad altri il futuro. Non lasciarsi ingannare da promesse e passerelle, ma affrontare e denunciare le malefatte, divenendo tutti responsabili e custodi dei nostri territori. Il primo strumento a disposizione di ogni singolo cittadino è rappresentato dallo esprimere la propria volontà in una cabina elettorale, ed è allora che dovrete ricordarvi delle azioni, delle assenze, dei silenzi di chi ha colpevolmente mentito ed estorto il consenso per fini lontani dalla vita reale dei cittadini, a favore di sponsor, poteri, lobby e poltrone. I cambiamenti richiedono coraggio ed allo stato attuale nessuno potrà negare il proprio contributo alla società, liberando le istituzioni da coloro che non hanno onorato il mandato ricevuto.
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